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Il pericolo è il suo mestiere

Dalla ginnastica artistica agonistica allo spettacolo, ecco come il ventiquattrenne vicentino Riccardo Cabalisti è diventato stuntman professionista
18 Agosto 2022 Stampa articolo

Riccardo Cabalisti è un ragazzo vicentino di 26 anni che da quattro ha intrapreso una carriera particolare, quella dello stuntman. Attualmente vive a Milano ma per lavoro è spesso anche all’estero. Ecco un’intervista in cui ci rivela la sua professione!

Hai fatto molti sport nella tua vita?

“Fortunatamente si, grazie ai miei genitori sin da piccolo mi portavano a praticare varie attività sportive per farmi scoprire quella che mi potesse piacere di più.

Tra calcio, ginnastica, nuoto, tennis e sci la disciplina che mi colpì di più fu la ginnastica artistica. Per circa sei anni ho praticato attività agonistica, facendo gare, per poi proseguire amatorialmente mantenendomi sempre in allenamento e imparando nuove tecniche”.

Essere un ginnasta ti ha aiutato molto per la tua carriera?

“Non sapendo nulla di questo mondo mi è servito poter utilizzare la ginnastica all’inizio degli studi, soprattutto perché non esiste una vera e propria scelta corretta, tutto quello che pratichi negli anni può tornarti utile.

Quando scopri quello che c’è dietro ti rendi conto che in realtà ci sono moltissime cose da imparare; quindi, per quanto riguarda la mia materia ero riuscito a coprire solo una piccola percentuale di tutto ciò che mi aspettava”.

Come ti è venuto in mente di intraprendere questa carriera e per farla bisogna avere per forza un background sportivo?

“La risposta è NO, chiunque può diventare uno Stunt. Chi magari non ha avuto un passato sportivo non ha comunque da precludersi questo percorso; di sicuro dovrà magari impegnarsi di più rispetto a una persona sportiva. Ma questo non deve diventare un ostacolo, solo una motivazione in più per arrivare a quell’obiettivo e spronare la persona a ottenere il risultato voluto.

A me sono sempre piaciuti i film d’azione sin da quando ero bambino, mi guardavo tantissimi backstage di tutte le scene che mi piacevano di più. Ad un certo punto mi sono detto “Anche io voglio diventare uno Stunt-man”, così ho iniziato a capire dove formarmi essendo che non esiste una vera e propria università dello stunt, per poi successivamente cominciare a lavorare nel settore come professionista”.

È pericoloso fare lo stunt? Ci si fa male spesso?

“Come in tutti lavori il pericolo è sempre dietro l’angolo. Sicuramente c’è molto più rischio rispetto a una persona che lavora in ufficio, per questo noi ci alleniamo spesso per prevenire i possibili danni.

In questo caso la paura gioca a nostro favore; se non abbiamo quel minimo di sensazione nel fare un’azione rischiamo di farci più male, sottovalutando così i fattori di rischio.

Per questo ogni scena, ogni ‘action’, ogni movimento dobbiamo essere concentrati al 100%”.

In quali Film ti si può vedere?

Ho partecipato al film “Lo Spaccapietre” con Salvatore Esposito, “Code: Karim” con Valentina Cervi, in post-produzione invece a “State of Consciousness” ho fatto la controfigura di Emile Hirsch, “Lamborghini” con Frank Grillo, “Spin Me Round” con Tricia Helfer. Lavorando principalmente a Milano ho fatto molti Spot pubblicitari e lavorato a molti videoclip musicali con i maggiori artisti italiani come Mahmood, Blanco, Ghali, Jake La Furia, Emis Killa.

Mentre a livello teatrale ripartirò in Germania per la tourné di James Bond quest’inverno.

Quando hai cominciato e che studi hai dovuto fare?

Io ho cominciato circa quattro anni fa a studiare negli Stati Uniti alla International Stunt School e alla European Stunt School a Copenaghen; per continuare poi a Milano sia lo studio sia il lavoro.

Adesso sono Istruttore Regionale Avanzato di Combattimento Scenico e insegno all’accademia del mio Coordinator Simone Belli “Stunt Gym Boutique” di Milano.

Esistono tante materie che riguardano lo studio stunt: combattimento scenico (armato e disarmato), combattimento subacqueo, parkour, equitazione, cadute, cadute dall’alto, cadute dalle scale, cadute dalla bici, prendere fuoco, acrobatica, incidenti con la macchina, guida di precisione, subacquea, trampolino, rigging e wire work.

La cosa importante poi quando impari queste materie è riuscire a tenerle allenate”.

Quali sono le scene più pericolose che hai fatto?

“Ci sono state due scene che ho fatto per due film diversi che ancora oggi mi sono rimaste impresse.

Una è stata cadere dall’alto (circa 5/6 metri) su una pila di cartoni dentro una stanza piccolissima, piena di attori, regia, elettricisti, macchinisti e stunt.

Per me è stata una bellissima sensazione perché dovevo essere molto preciso e la scena è piaciuta al regista.

La seconda invece è stata prendere completamente fuoco dentro una gabbia grande 2m x 2m in cui non potevo respirare e aprire gli occhi a causa delle fiamme; grazie anche agli stunt che mi dovevano spegnere la scena è andata molto bene.

Tutto questo fatto sempre in sicurezza al minimo dettaglio”.

Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi e consiglieresti questo percorso ai giovani?

“Assolutamente sì. È un mondo molto particolare che ti può portare a tante soddisfazioni, ci sono molti sacrifici da fare per poter scalare la vetta, ma con una buona dose di adrenalina e ambizione si può arrivare ovunque.

Il mio prossimo obbiettivo è lavorare negli States, ho quasi pronte tutte le valigie per trasferirmi e continuare la mia carriera li”.

Redazione



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