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Ferrara Baseball, i bambini sono il futuro

Il vivaio è il cuore del progetto societario. Gianluca Carlotti, Manager della categoria Esordienti, racconta le soddisfazioni di lavorare coi giovanissimi.
23 Febbraio 2018 Stampa articolo

 

baseballFERRARA – Gianluca Carlotti non è nuovo al ruolo di allenatore, avendo alle spalle una lunga militanza da “mister” nel mondo del calcio. Ma le gioie più grandi le sta vivendo insieme al Ferrara Baseball, di cui da tre anni segue la categoria Esordienti.   

“I pulcini sono la fascia di età che considero più bella, la più sfidante per un allenatore. Bisogna saper trasmettere passione ai bimbi, fargli capire cos’è questo sport, divertirli e allo stesso tempo insegnargli le regole basilari del gioco.”

Come si può infondere la passione per lo sport?

“Pur non tralasciando l’indirizzo specifico di ogni disciplina, a questa età risulta determinante la componente ludica. I bambini bisogna farli divertire, avvicinarli alla competizione attraverso il gioco. Un rischio è che si possano annoiare, una certezza è che scherzano sempre volentieri:  per questo ha poco senso dilungarsi in spiegazioni verbose, è molto più utile la dimostrazione pratica di quello che ci si aspetta da loro. Il clima è determinante per la creazione di un gruppo: le amicizie e i rapporti si tradurranno nell’atteggiamento in campo della squadra. Al loro livello, il risultato è irrilevante: i bambini vincono volentieri, ma in caso contrario riescono a gestire il disappunto molto più facilmente di un adulto.”

Ai bambini è più difficile insegnare la difesa o l’attacco?

“Non credo esista una casistica precisa. Ci sono bambini a cui piace di più battere, e forse sono la maggioranza, e altri che si appassionano al guanto. L’insegnamento va regolato in funzione di chi si ha di fronte, ma in termini generali le difficoltà sono le stesse: dimostrare, favorire i tentativi, seguire nella prova, correggere l’errore, rinforzare i contenuti.”

Le conoscenze tattiche sono rilevanti?

“Le nozioni strategiche vanno inserite gradualmente, e chiaramente diventano preponderanti all’ultimo anno di categoria. Uno dei vantaggi dei bimbi è avere una capacità di apprendimento elevata; dopo un po’ di tempo diventano più autonomi nella lettura degli schemi e nelle chiamate di gioco, e quindi più capaci di assumersi responsabilità.”

In passato hai allenato anche “i grandi”. Qual è la differenza principale rispetto alle giovanili?

“Per coltivare un vivaio, cuore e futuro di ogni realtà sportiva, occorrono significative competenze relazionali. È strategico creare sinergie coi genitori dei bambini, divenendo un riferimento per entrambi; un lavoro di costruzione che richiede educazione, sensibilità, equilibrio, coinvolgimento. Un percorso che non può prescindere dalla misura dei ruoli e delle regole come colonne portanti: il rispetto deve essere reciproco, e un allenatore ne ottiene in misura diretta a quanto ne dimostra”.

 

C.S.



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